Storie dal Malawi: il ragazzo che catturò il vento


Alcuni di voi forse l'avranno già visto, ma se ancora non lo avete fatto vi consigliamo di guardare “Il ragazzo che catturò il vento”, disponibile su Netflix e ispirato all’omonimo libro scritto direttamente da William Kamkwamba per raccontare la sua storia. Avrete modo di emozionarvi, scoprire il Malawi e la vita di questo fantastico ragazzo, fatta di sogni, speranze ma anche di tanto impegno e determinazione.


William è un ragazzo originario del villaggio di Masitala, situato nel nord-est del Malawi a 2 ore di macchina dalla capitale. Nato in una famiglia modesta, è il più grande e l’unico maschio dei 7 figli avuti da una coppia di agricoltori.
Riesce a completare gli studi alla Wimbe Primary School ed è ammesso alla scuola Kachokolo Secondary School, che riesce però a frequentare solo per pochi mesi. Il Malawi, infatti, nel 2001 viene colpito da una grande carestia e il padre non ha più la possibilità di pagare la retta annuale (di 80 dollari).

Invece di rinunciare alla propria formazione, William decide di prendere in prestito dei libri dalla vicina biblioteca della scuola primaria, per continuare a studiare in autonomia. Frequentando la biblioteca rimane colpito dalla copertina del libro americano “Using Energy”, dove sono rappresentate delle pale eoliche. Proprio dalla lettura di questo libro, prende spunto per aiutare la sua famiglia in questo momento difficile. Riesce a costruire il primo mulino a vento per fornire elettricità alla sua casa, sostituendo il cherosene (peraltro molto costoso e dannoso per la salute) con l’energia eolica. Ricorre inoltre a materiali di recupero per costruire delle pale di 5 metri utili a far funzionare quattro lampadine e due radio.
Le invenzioni che l’hanno reso famoso però sono state quelle di un mulino con pale di 12 metri, utilizzato per l’irrigazione dei campi e la costruzione di una pompa a energia solare, che ha portato per la prima volta l’acqua corrente potabile al suo villaggio.


Il Daily Times di Blantyre ha raccontato per primo la storia di William, facendolo diventare famoso in Malawi; successivamente è stato il Wall Street Journal a divulgare la sua storia a livello internazionale. William è stato inoltre il vincitore di numerosi premi tra i quali, nel 2010, il GO Ingenuity Award conferitogli dalla GO Campaign di Santa Monica, organizzazione non profit che si propone di sostenere i giovani inventori e ne propone la collaborazione per la pace nel mondo. Nello stesso anno, in Germania, gli è stato conferito il Premio Futuro in occasione dell'assegnazione del Premio Corine, consacrandolo tra i sostenitori di spicco dell'Ecosostenibilità e del Greenpower. Nel 2011 è stato tra i primi ad intervenire alla Google Science Fair.
E’ solo grazie al suo discorso alla conferenza TED nel 2007, disponibile al seguente link https://www.ted.com/talks/william_kamkwamba_on_building_a_windmill#t-234898, e alla celebre frase pronunciata nel suo discorso “I went to the library, I read a book about making a windmill. I tried it, and I made it”, che William ha potuto ricevere diversi contributi per continuare i suoi studi e conseguire la laurea negli Stati Uniti presso il Dartmouth College, dimostrando che con impegno e fatica si può arrivare ovunque.


A presto con altre storie dal Malawi!

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Storie dal Malawi: una band di detenuti candidata ai Grammy Awards


Oggi vogliamo raccontarvi una storia che viene direttamente dal Malawi, una storia difficile ma piena di speranza e di orgoglio per questo Paese. Come dice una delle protagoniste, intervistata dal New York Times: “Le tante persone che non hanno mai sentito parlare del Malawi, adesso possono dire che c’è un paese chiamato Malawi”.

Questa storia nasce dal carcere di massima sicurezza di Zomba, nel sud del Malawi. La prigione è stata costruita durante il periodo coloniale inglese per accogliere circa 350 detenuti. Oggi la stessa struttura ospita circa 2.000 persone. E’ possibile quindi immaginare quanto siano difficili e pesanti le condizioni di vita all’interno del carcere.


Nel 2013, ad agosto, il produttore americano Ian Brennan e la documentarista italiana Marilena Delli visitarono la prigione di Zomba con lo scopo di dare la possibilità ad alcuni detenuti di registrare un album. Brennan si rese disponibile per tenere, sempre negli stessi giorni, dei corsi sulla prevenzione della violenza e sulla gestione dei conflitti. In soli dieci giorni sono riusciti a registrare un album con 20 canzoni, quasi tutte in lingua Chichewa, coinvolgendo 14 detenuti e 2 guardie. I prigionieri coinvolti sono reclusi con diversi capi d’imputazione, compresi l’omosessualità e la stregoneria, per i quali si viene ancora puniti severamente in Malawi. Una delle guardie invece fa parte di una band e aveva già iniziato a insegnare musica ai detenuti nel 2008.


Parte dei proventi raccolti dalla vendita dell’album sono stati utilizzati per pagare la rappresentanza legale di alcuni dei partecipanti al progetto.  Grazie a questa opportunità, tre detenute hanno ottenuto la revisione del loro processo e sono state successivamente rilasciate. Più in generale questa iniziativa ha posto in evidenza l’inefficienza del sistema giudiziario e soprattutto le drammatiche condizioni di vita dei bambini nati in carcere e costretti, senza avere nessuna colpa, a rimanere in prigione insieme alle loro madri fino al termine della pena.

Nel 2016 l’album I Have No Everything Here è stato nominato ai Grammy Awards: il progetto è stato portato dalla stampa internazionale e successivamente ha ricevuto diversi riscontri positivi della critica. Nonostante la candidatura e l’eco della stampa mondiale il Grammy non è arrivato, ma lo Zomba Prison Project ha vinto l’Emmy Award come “Outstanding Feature Story In A News Magazine”
Vi lasciamo qui sotto un breve video che vi racconta di questo progetto e l’articolo del New York Times, dove potete leggere le storie di tutti i partecipanti.


A presto con altri racconti dal Malawi!

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Iniziamo a scoprire il Malawi


Prima di raccontare nel dettaglio cosa faranno e cosa vedranno i vacanzieri in Malawi, vogliamo darvi qualche informazione in più per conoscere meglio il Paese.

Il Malawi è uno stato dell’Africa sud-orientale e il suo territorio è circondato da altri tre stati: Mozambico, Zambia e Tanzania. E’ situato su un altopiano di 1.100 metri, non ha sbocchi sul mare ma è bagnato da un grande bacino d’acqua, il lago Malawi, detto anche Niassa.
Questo lago fu attraversato per la prima volta da un battello a vapore portoghese nel XVI secolo, ma furono gli inglesi a effettuare una vera esplorazione nel paese con la “African Lakes Company”, con lo scopo di estendere la sovranità politico-economica sulla regione. Solo nel 1893 l’Inghilterra organizzò tutte le terre della valle dello Shire e della costa occidentale del lago Niassa e le unì tutte sotto un unico Protettorato dell’Africa Centrale, il “Central Africa Protectorate”.




Si dovrà però aspettare il 1903 affinché il Paese possa finalmente assumere il nome di Nyasaland e il 1953 per la costituzione, insieme alle due Rhodesie (Zimbabwe e Zambia), della “Federazione Rhodesia-Nyasaland”.

L’indipendenza venne raggiunta definitivamente nel 1964 quando si sciolse la Federazione, iniziò l’autogoverno e il paese prese il nome attuale, Malawi, diventando una repubblica presidenziale.



La capitale dello stato del Malawi, che ad oggi si estende su una superficie di 118.484 Km2 ed ha una popolazione di circa 19 milioni di persone, è ancora oggi Lilongwe. La città più grande e il maggior centro commerciale del paese è invece Blantyre, che ha visto crescere la sua popolazione da circa 100.000 abitanti negli anni ‘60 a 500.000 alla fine degli anni ’90.
All’interno del paese sono presenti diverse etnie: Chewa, Nyanja, Yao, Tumbuka, Lomwe, Sena, Tonga, Ngoni, Ngonde anche se il 35% della popolazione è di etnia Chewa.  La lingua ufficiale è l’inglese mentre la lingua nazionale parlata in tutto il paese è il chicheŵa, di origine bantu e parlata in gran parte dell’Africa Centrale e Meridionale.
Il 75% della popolazione si dichiara cristiana, a causa all’influenza inglese, di cui il 55% protestanti e il 20% cattolici. Il restante 15% professa la religione islamica.


La moneta ufficiale è il Kwacha Malawi (MWK). Un Euro corrisponde, con il cambio attuale, a circa 819 kwacha.



La bandiera del Malawi è composta da bande orizzontali di diversi colori: il nero rappresenta la popolazione africana, il rosso il sangue versato per la libertà del paese e il verde la fertilità. In alto è presente un sole nascente con 29 raggi, che rappresenta la speranza di libertà del continente africano.

Vi lasciamo con l’inno del Malawi, che potete ascoltare cliccando qui sotto, "Mulungu dalitsa Malawi" (Oh God Bless Our Land of Malawi), introdotto nel 1964 e il cui testo e la musica sono di Michael-Fredrick Paul SAUKA. 






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Una nuova meta: il Malawi!


Dopo il grande successo delle Vacanze Solidali in Mozambico, che hanno visto la partenza di oltre 250 volontari in 11 anni, HUMANA People to People Italia propone una nuova meta per l’estate 2019: il Malawi

I turisti solidali alloggeranno presso la Guest House di Chilangoma: una sistemazione semplice ma confortevole, con camere doppie e bagni in comune. Per i pasti, invece, saremo invece ospiti dell’Head Quarter di DAPP Malawi, la consorella di HUMANA in loco e condivideremo il momento del pranzo e della cena con lo staff
dell’organizzazione. Sarà una grandissima opportunità, per conoscersi, per instaurare nuove amicizie e vedere di persona il lavoro dello staff, che potrà rispondere a ogni domanda o curiosità sui progetti o sulla vita in Malawi. Chi meglio di loro vi può rispondere?
 
Uno degli obiettivi della vacanza solidale sarà quello di costruire un parco giochi in una delle aree rurali vicino alle scuole elementari. Sarà costruito con materiali semplici, reperibili direttamente in loco, ma riscuoterà sicuramente un grande successo tra i bambini, che non vedranno l’ora di giocare insieme a noi. Inoltre ci verrà data l’opportunità di organizzare dei workshop nelle scuole magistrali, dove studiano coloro che si stanno preparando per diventare i futuri insegnanti. L’anno scorso i vacanzieri hanno proposto un laboratorio di riciclo della plastica e ha avuto molto successo. Quest’anno è ancora tutto da decidere insieme: chi ha delle idee da proporre?

Un altro modo per conoscere le attività di HUMANA sarà quello di andare a visitare i diversi progetti che sono presenti in loco, come ad esempio il programma di Aiuto all’ infanzia e sviluppo comunitario a Machinga, o il Farmers’ Club di Chiradzulu, a forte componente femminile, o il centro di smistamento degli abiti di DAPP. Non siete curiosi di vedere direttamente i progetti che vengono finanziati anche attraverso i vestiti che vengono donati?

Non mancheranno poi le escursioni per conoscere il territorio…ma non vi raccontiamo tutto subito…dovrete aspettare qualche giorno per sapere nel dettaglio quali saranno i posti meravigliosi che vi faremo visitare!

  


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L'asilo di Mpaco



Oggi vi portiamo con noi a Mpaco, un quartiere di Nacala, dove si trova una delle "escolinhas", gli asili di HUMANA. È proprio qui a Mpaco che alcuni dei volontari del 2016 hanno lavorato, pitturando le pareti dell’asilo e giocando coi bambini.
 Abbiamo intervistato per voi 3 ragazzi che frequentano questo asilo: Abacar, Albertina e Tela. Si tratta di ragazzi di 14,15 e 13 anni. Ma perché i nostri volontari hanno trovato ragazzini anche sopra i 10 anni, nelle escolinhas?


Nelle comunità del nord del Mozambico le persone parlano il makua: non tutti conoscono il portoghese, lingua ufficiale della nazione. Bambini e ragazzi di varie età, quindi, vanno all'asilo ad imparare le basi della lingua portoghese prima di accedere alle elementari, così da non partire svantaggiati rispetto a chi conosce già la lingua.
Purtroppo molte famiglie vivono in condizioni di estrema povertà e non possono garantire ai propri ragazzi l’istruzione più basica. Queste famiglie decidono di mandare i propri figli, anche se più grandicelli, all'asilo, che è spesso completamente gratuito o con una quota d’iscrizione molto più bassa rispetto ad elementari e medie. In questo modo i bambini e le bambine di ogni età possono comunque ottenere un’istruzione senza pesare sull'economia della famiglia.

Gli asili sono il primo mattone nella costruzione del loro futuro, un trampolino di lancio che fornirà a tutti questi ragazzi gli strumenti per divenire ciò che vogliono essere “da grandi” e per realizzare tutti i loro sogni. Non solo, l’asilo è un’opportunità per bambini e ragazzi, alcuni dei quali, purtroppo, rimasti orfani, di fare nuove amicizie, sentirsi in una grande famiglia e poter contare sulla figura del maestro, come sostegno nelle difficoltà quotidiane. E questo anche grazie ad HUMANA e a tutti i nostri volontari!



1.    Nome, Cognome: Abacar Assane
Quanti anni hai? 14 anni
Da dove vieni? Sono originario del distretto di Nacala. Fino a 9 anni ho vissuto nel bairro di Mathapue, ma da qualche anno vivo qui a Mpaco
Com’è formata la tua famiglia? Vivo con mia nonna, non ho nessun fratello. Quando avevo 8 anni i miei genitori hanno cominciato a stare molto male, così sono stato trasferito in un’altra famiglia a Mathapue. Purtroppo la situazione dei miei genitori è peggiorata, fino a quando sono venuti a mancare entrambi, nel 2010. In quel momento frequentavo già l’escolinha di Mathapue e Manuel (supervisore di tutte le escolinhas e maestro a Mpaco) ha saputo della presenza di mia nonna presso il distretto di Mpaco e ha richiesto il mio spostamento in questo quartiere, per stare più vicino a un mio familiare.


Come ti trovi in questo nuovo bairro? La tua vita è cambiata molto? Mia nonna non è in ottima forma, non riesce a camminare e a stento esce di casa. Un’altra famiglia di Machamba ci aiuta con la loro produzione di verdure. Non posso spostarmi da loro perché ho l’unica parte della mia famiglia qui e vorrei rimanere vicino a mia nonna il più a lungo possibile.

(nonna di Abacar)

C’è stato un momento particolarmente bello che ti va di raccontare? Quando mia mamma stava bene, passavamo i pomeriggi insieme e la sera cucinavamo le torte al cioccolato insieme, anche se in realtà faceva tutto lei. Passavamo molto tempo insieme e spesso ho paura di scordarmi dei bei momenti che abbiamo trascorso in famiglia. Avevamo sempre qualcosa da fare e ora è come se mi mancasse una parte fondamentale di me.
Com’è stata l’accoglienza nell’Escolinha di Mpaco? Tutti sono stati carinissimi, ho fatto tanti nuovi amici e mi piace veramente tanto imparare.
Il mio migliore amico qui è Mutafid, ci troviamo molto bene insieme e giochiamo tanto anche con gli altri bambini.


A proposito di giochi, qual è il tuo gioco preferito? Calcio a 11, costruiamo noi un piccolo campetto qua dietro l’escolinha e ci sfidiamo, anche col maestro Manuel.


2.    Nome, Cognome: Albertina Manuel
Quanti anni hai? 15 anni
Da dove vieni? Vivo nel bairro di Mpaco, a circa 45 minuti a piedi dall’escolinha. Ogni giorno vengo qui per imparare e giocare con i miei compagni.
Com’è formata la tua famiglia? Qui a Mpaco vivo con mia madre Olga. Ho un fratello di 17 anni, una sorella di 14, una di 10 e una di 8 anni. Tutti quanti abitano a Nacala a Velha (circa 1 ora e mezza di macchina) e studiano presso la scuola primaria in quel quartiere.
Mio padre è venuto a mancare nel 2008, quando avevo 8 anni. Mia madre non lavora, per questo i miei fratelli sono stati trasferiti tutti quanti in un’altra famiglia. Io sono la più piccola, quindi hanno permesso a mia mamma di tenermi con sè.
Come vi sostenete economicamente? Mia madre coltiva alcune verdure nel campo vicino a casa, poi parte degli alimenti li cucina per noi due, mentre il resto lo riesce a vendere per strada o al mercato di Nacala.
Come ti trovi in casa con tua mamma? Facciamo tante cose insieme, ma nel complesso mi mancano molto i miei fratelli e mi spiace che mia mamma non riesca a pagare da mangiare anche a loro. Altrimenti saremmo tutti insieme qui a Mpaco e mi piacerebbe molto vivere qui con loro.
Qual è il motivo che ti spinge ad andare all’escolinha di Mpaco, tutti i giorni, alle 7? Mio padre ci ha sempre spinto ad andare avanti con l’educazione, infatti è grazie a lui che ho questa volontà di imparare e di vivere ogni giorno come se fosse meraviglioso, anche se devo camminare molto. Quando mio papà è peggiorato ed è poi venuto a mancare, dentro di me è come se gli avessi promesso che avrei continuato a frequentare la scuola.
Cosa ti piace dell’Escolinha di Mpaco? Ogni giorno impariamo tante cose nuove, sul mondo, sugli animali, sulla grammatica e la matematica. La mia materia preferita è portoghese, infatti sono una delle piu’ brave della classe e mi servirà molto per quando comincerò a frequentare la scuola primaria.
Con chi ti piace trascorrere il tempo? Qui all’escolinha Rosa è la mia migliore amica. Formiamo un team fortissimo a Banana e vinciamo quasi sempre.



3.    Nome, Cognome: Tela Monta
Quanti anni hai? 13 anni
Da dove vieni? Vivo nel bairro di Mpaco.
Com’e’ formata la tua famiglia? I miei genitori sono divorziati, quindi ho 5 fratelli (solo da parte di papà). Tutti sono qui nell’escolinha (interviste 6-7) e mi piace vederli tutti i giorni. Da quando i miei genitori sono divorziati, vivo qui a Mpaco con mia mamma e la sua famiglia. Poco tempo fa mio papà è venuto a mancare, ma già non lo vedevo molto spesso.
Ti piace vivere con la famiglia di tua mamma? Sì, mi sono sempre stati tutti molto vicini, quindi sono affezionata a loro come se fossero la mia famiglia. La sera ci ritroviamo a parlare intorno alla tavola, mentre mia mamma e mia nonna cucinano.
Qualcuno lavora nella tua famiglia? Nessuno ha un vero e proprio lavoro fisso. Mia mamma e mia nonna coltivano alcune verdure e le vendono in strada, cosi’ riusciamo a mangiare e sostenerci.
Cosa ti piace dell’Escolinha di Mpaco? Incontro le mie amiche e ci confidiamo sui nostri sogni e segreti. La mia migliore amica è Maria e insieme giochiamo al salto della corda e a Banana.
C’è un bel ricordo della tua vita che ti fa sorridere? Ogni volta che gioco insieme alle mie amiche e torno a casa saltellando felice, mi sento veramente fortunata di avere un’istruzione, una famiglia e tante persone che mi stanno vicine.

                                                                    
(Mamma Ajira e nonna di Tela)                                                                  

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19 MARZO


Oggi è la festa del papà e vogliamo raccontarvi la storia di un padre mozambicano, che vive a Nacala. I turisti dell’anno scorso, in viaggio con il progetto “vacanze solidali”, lo hanno conosciuto durante la giornata del borsista; in questa giornata i volontari cucinano e consumano il pranzo a casa di uno dei ragazzi destinatari delle borse di studio, insieme a tutta la famiglia. Parte della quota partecipativa pagata dai turisti, infatti, viene devoluta ai ragazzi in difficoltà, così da coprire tutte le spese per studiare al Politecnico di Nacala. Ed è proprio la giornata a casa del borsista una delle attività preferite dei nostri turisti, anno dopo anno. L’anno scorso una delle borsiste conosciute fu Teresa Linha, detta “Teresinha”, ed è proprio di suo padre che vogliamo parlare.
In Mozambico non è comune vedere padri casalinghi. Sono sempre le donne ad occuparsi della casa e dei figli, mentre l’uomo lavora fuori casa. Anzi, molto spesso sono fratelli e sorelle maggiori ad occuparsi dei piccoli di casa, perché la madre è nei campi a lavorare. Un po’ come in Italia, è più comune che entrambi i genitori lavorino ma che sia solo la madre, poi, ad occuparsi anche della cucina, delle faccende domestiche, dei bambini. Non nel caso di Teresinha. Appena entrati nella casa, i turisti sono rimasti colpiti nel vedere che il padre si occupava della casa ed avrebbe cucinato con loro.
Giocava con i bambini piccoli con una dolcezza infinita, e sembrava considerare il suo ruolo di ‘padre casalingo’ come la cosa più normale del mondo” ci dice Clelia, responsabile delle vacanze solidali 2017 “ha stupito tutti in positivo e ci ha fatto riflettere: perché era così strano, per noi, pensare ad un padre così? Perché ci stupivamo, anziché considerarlo normale?”

Una piccola riflessione da fare nella vita di tutti i giorni: quanti padri vorrebbero restare a casa con i propri figli, in “paternità”, ma sono ostacolati dalla legge, dal lavoro, dal giudizio degli altri?
Quante donne suddividono le faccende domestiche con il proprio partner in modo equo, senza sentirsi in colpa o dare per scontato che sia “un lavoro esclusivamente femminile”?
Per questo 19 marzo, forse potremmo regalare a mariti e padri più tempo speso in casa, con i propri figli (e perché no, anche con le mogli!), ed impegnarci a superare certi pregiudizi: perché un padre che fa il casalingo non è un “mammo”, è un solo un papà come tanti altri. Prendersi cura dei propri bambini non è da “mamma”, è una cosa da “genitori”.
Perché io ho sentito tanto la mancanza di un padre sempre a lavoro, da bambina, come tanti altri, come forse anche voi, ma Teresinha no; e allora forse abbiamo qualcosa da imparare da lei e il suo papà. Perché il viaggio è anche questo: conoscere, riflettere, imparare, cambiare.
E chissà che i nostri volontari maschi dell’anno scorso, quando diventeranno padri, non si ricordino di Teresinha e non decidano di voler vedere lo stesso sorriso e condividere la stessa complicità anche con le proprie figlie.

Buona festa del papà a tutti!








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Ilenia ci racconta il suo Mozambico!


Ho chiesto ad Ilenia, ex volontaria 2017, di raccontarmi la sua esperienza in Mozambico, nel progetto “vacanze solidali”. Ecco la sua testimonianza!

“Cosa posso dire del mio viaggio in Mozambico?
Mi riesce difficilissimo provare a descrivere tutto quel che ho vissuto, sicuramente posso affermare di aver provato emozioni inenarrabili e soddisfazioni personali che non mi aspettavo.
Vorrei fare un passo indietro per provare a spiegarti meglio.
Sette anni fa, l'anno del mio diploma, dopo aver conosciuto un medico che operava in Africa tramite un'altra associazione di volontariato, mi era venuta voglia di partire. Pensavo ad un viaggio post maturità, andando a fare del volontariato in Zambia per tre mesi. Purtroppo, essendo giovane e ancora alle dipendenze dei miei genitori, non sono riuscita convincerli a lasciarmi partire.
Circa un anno fa, parlando al telefono con il mio migliore amico delle nostre potenziali vacanze estive, salta fuori l’idea di vacanza solidale in Mozambico con HUMANA ed iniziano a brillarmi gli occhi. Mi sono immediatamente innamorata dell'idea nonostante le tante perplessità. 
Non avevo mai fatto un viaggio così importante, lungo e impegnativo prima di allora... Pensa, non avevo nemmeno il passaporto. 
Non avevo mai pensato alla possibilità di fare due sole settimane in Africa, mi ero quasi rassegnata al fatto che ormai avessi perso la mia occasione. Avevo sempre pensato di dover andare lì almeno per tre mesi e visto che ormai lavoravo, sapevo non sarebbe più accaduto.

Vivevo a Torino e con i miei turni mi era impossibile partecipare alle riunioni di Humana a Milano, ma decisi lo stesso di fare i biglietti (insieme a Vincenzo, il mio principale compagno di viaggio) e partire con il terzo gruppo (30 luglio - 13 agosto). 
Avendo mancato tutte le riunioni fatte a Milano, rimanevo un po' con l'ansia di questo viaggio di cui non sapevo quasi nulla. Venni però contattata da Humana, che mi propose un incontro informale qui a Torino. 
Cosi ad aprile incontrai Sara, una ragazza dolcissima che rispose a tutte le mie domande risolvendo tutti i dubbi e le perplessità del caso.  Da qui solo entusiasmo e una gran voglia di partire, un lento crescendo di emozioni!

Dopo questa interminabile premessa, arrivo finalmente a parlarti della mia vacanza.... 
Penso che per partire per un viaggio del genere bisogna essere predisposti mentalmente, bisogna partire a "cuore aperto" senza troppi muri di contenimento o armature, indipendentemente dal carattere che si ha. Altrimenti non puoi viverla a pieno.... rischi di perderti dei pezzi di emozioni che non proverai da nessun'altra parte.
Cosa penso dell'Africa?
Penso a tutte le sensazioni da cui sono stata investita dal primo momento in cui ci ho messo piede in terra africana... e che poi mi sono portata a casa una volta tornata in Italia.
Il primissimo impatto è stato emozionante, suggestivo, quasi sconvolgente... 
Usciti dall'aeroporto le case di paglia che prima avevo visto solo in televisione erano davvero lì di fronte a me; davanti a noi un piccolo pick-up carico di non so cosa, con un "tizio” seduto in cima con una disinvoltura disarmante.
Camioncini stracarichi di persone che non sembravano minimamente infastidite dall'essere una addossata all'altra, bambini che correvano scalzi dietro i pick-up agitando le manine e urlando " TA-TA".
Non immaginavo che nel giro di qualche ora tutte queste cose mi sarebbero sembrate non solo meno "strane" ma addirittura bellissime!
Anche l'accoglienza in Casa De Hospedes è stata emozionante, il primo incontro "timido" con i ragazzi lo ricordo come se fosse appena avvenuto...
Sento che potrei stare qui a scriverti tutta la notte cercando di descriverti tutto, emozione per emozione.
Come quella del primo bambino preso in braccio, che mi ha stretto forte forte le braccia intorno al collo, come se mi conoscesse da una vita, come se mi volesse bene con ogni fibra del suo essere... mi si è addirittura addormentato in braccio. Mi batte ancora forte il cuore quando ci penso!
Come la prima gita in barca a vela, il mio primo tuffo nell'oceano con tanto di snorkeling (piccolo dettaglio: avevo imparato a nuotare solo un paio di mesi prima!), la prima stella marina tenuta in mano, o l'emozione che si prova a cucinare con delle persone che non conosci, che parlano una lingua diversa dalla tua, ma che comprendi perfettamente quando cercano d'insegnarti a pulire un tipo di pesce mai visto prima e a cuocerlo con un tegame e due legnetti…. una pietanza davvero degna di nota!
Vogliamo parlare dello sguardo immenso e profondissimo dei bambini? Non so cosa ci sia in quegli occhi, ma ti penetrano l'anima!
E poi il senso di "comunità" ormai dimenticato in Italia.... ci si aiuta tutti, indistintamente! Ho riscontrato un sostegno reciproco che qui ormai è stato sostituito da invidie e gelosie. 
E ancora le canzoni stonate, insieme ai ragazzi dell'istituto alberghiero, urlate sul camioncino, in barca a vela o ovunque ci trovassimo.
Yawo Yawo, l’insegnate di danza, che solo a guardarlo non potevi fare a meno di sorridere!
Sono tanti i ricordi porto nel cuore: i racconti di Abdahala, il nostro autista; le serate spese a parlare, giocare e scherzare tutti insieme ed i tramonti meravigliosi.... il cielo super-stellato!
Ci sono poi, anche dei ricordi meno felici che mi hanno segnato dentro, come i pancini dei bimbi mal nutriti o le condizioni poco igieniche di alcuni posti dove sono vivono…
Penso poi anche a tutti i progetti di ADPP che ho avuto il piacere di conoscere grazie a Clelia, Omar e ai docenti e gli altri collaboratori. Penso alle domande che ho potuto fare, alle cose che ho potuto scoprire e capire, e questa esperienza la consiglierei a tutti.
Di sicuro penso che l'Africa mi abbia emotivamente arricchita tanto, ho portato a casa molto di più di quanto non pensassi inizialmente e sicuramente ho ricevuto più di quel che ho dato io stessa partecipando a questo viaggio.”



Se il racconto di Ilenia ti ha incuriosito e vorresti saperne di più scrivici sulla pagina Facebook Amici di Humana o alla mail humana@humanaitalia.org.
Siamo pronti a farti vivere un’esperienza unica in Mozambico con noi!

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Donne e viaggi, una storia antica



Oggi è l’8 marzo e noi vogliamo omaggiare quelle donne che hanno avuto il coraggio di essere se stesse e superare i propri limiti in un epoca storica in cui non era cosa facile.

Jeanne Baré, 1740-1803


La prima donna a circumnavigare il globo, e lo ha fatto travestita da uomo.


Alexandra David-Nèel, 1868-1969



Scrittrice, fotografa, antropologa ed esploratrice francese, la prima donna occidentale a visitare il Tibet nel 1924, quando era proibito entrarvi, e lo raggiunse a piedi dalla Cina. 


Raymonde De Laroche, 1882-1919



Aviatrice francese, è stata la prima donna a ottenere il brevetto di volo e a volare con un suo aereo. 


Freya Stark, 1893- 1993



Quest'incredibile esploratrice britannica viaggiò da sola per moltissimi Paesi, tra cui Iran ed Afghanistan; fu la prima donna occidentale ad attraversare da sola il Deserto Arabico. Eh sì, visse cent'anni! Viaggiare fa proprio bene alla salute!


Krystina Chojnowska-Liskiewicz, 1936



Navigatrice polacca, la prima donna al mondo a fare il giro del globo in barca a vela, per ben 401 giorni. 

Edurne Pasaban, 1973



Alpinista spagnola, prima donna a scalare tutte le vette più alte del mondo!


E tu...?

Raccontaci dei tuoi viaggi, delle tue avventure, sola o in compagnia!
E se non sei ancora partita, non c'è occasione migliore per una prima esperienza delle nostre vacanze solidali in Mozambico!
Ti aspettiamo per iniziare un'avventura tutta nuova con noi!








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Children’s town


Oggi vi raccontiamo le testimonianze di due bambini che vivono alla “Cidadela”, anche detta “Children’s town”. Si tratta di un centro di accoglienza gestito da Humana, che funge sia da casa per i bambini orfani che da scuola elementare, e si trova a Maputo, la capitale del Mozambico.
Ecco i racconti di Justino e Nuro!

Justino, che sarà meccanico

Il mio nome è Justino Ninito Sitoe a sono nato il 25 giugno del 2005. Ho perso la mia famiglia ma non ricordo come è successo. Ricordo soltanto che stavo camminando per le strade di Maputo quando una guardia di sicurezza mi fermò e mi diede da mangiare. Quello stesso giorno un poliziotto mi prese e mi portò alla stazione di polizia, dove passai la notte. Il giorno dopo venni portato ad un asilo e in seguito in un orfanotrofio, e nell’orfanotrofio passai il natale del 2013. Nel 2014 venni trasferito alla “Cidadela” da un operatore sociale, insieme ad altri bambini. Inizia presto ad andare a scuola, e ora sono al quarto anno di scuole elementari. I miei voti sono buoni e mi piace fare attività extra-curriculari, in particolar modo mi piace cucire vestiti.
Considero la Cidadela come la mia casa, il luogo dove ho imparato tante cose, dove le persone si interessano a me, si prendono cura della mia salute e mi vogliono bene.
Da grande vorrei essere un meccanico, mi piace riparare cose.







Sono Nuro e voglio essere ingegnere!

Sono Nuro João Rodrigues e un giorno uscii in bicicletta con mio fratello maggiore per incontrare i miei amici. Giocammo tutta la notte ma mio fratello non tornò mai a prendermi. Lo cercai senza successo. Allora un signore mi portò alla Cidadela, che divenne subito la mia casa. Alla Cidadela ho cibo tutti i giorni, ho degli amici e posso studiare. Ho imparato tante cose, anche pratiche, perché ci sono corsi di cucito, di artigianato, di falegnameria. Per esempio, con il corso di falegnameria, ho imparato a costruire delle finestre di legno.
Mi piace vivere qui, giocare con i miei amici, essere sempre ascoltato dai miei insegnanti. Quando sarò grande voglio diventare un ingegnere civile!










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Gito e la scuola d’arte di Muzuane




A Muzuane è situata una delle pochissime Scuole di Arte mozambicane. Questa è gestita da Sabino Amisse e da Andreia Oliveira. Sabino è un artista a 360 gradi: pittore di Batik (trasposizione su tela di vita quotidiana) e quadri, cantante, suonatore di Batuk (bonghi) e maestro nell’Istituto Politecnico di ADPP.

Entrambi dedicano anima e corpo alla Scuola di Arte e ai bimbi che la frequentano. Ogni pomeriggio dipingono, cantano, ballano e servono una piccola merenda ai loro piccoli artisti.
Sabino riesce a vendere le sue opere d’arte e alcuni articoli fatti con le “capulane” (un tipo di sarong usato come gonna, come fascia porta-bambini e in tanti altri modi) presso dei mercati locali e nazionali dedicati alla promozione dell’arte.
Oltre al lavoro nella scuola, si prendono cura personalmente dei bimbi che si trovano in condizioni famigliari peggiori. Hanno preso in affidamento due bambini, accogliendoli direttamente nella loro casa e sostengono anche le spese di altri bambini, che però hanno l’opportunità di vivere con i loro genitori. Uno di questi bambini è Gito.
Gito oggi ha 15 anni ed è orfano di entrambi i genitori. É un tipo molto sveglio e attivo, uno di quei ragazzi a cui non serve spiegare le cose.
Da bambino aveva gli amici “sbagliati” ed era diventato in fretta un piccolo ladro; un giorno conobbe Sabino e Andreia. Iniziò a frequentare la scuola d’arte e qui scoprì di essere molto bravo a dipingere. Anzi, come dice lui, qui ha imparato tutto: a suonare il tamburo e tanti altri strumenti, a scrivere, leggere, contare e anche a divertirsi con la danza. Per aiutarlo ad allontanarsi da questi "amici" Sabino e Andreia lo invitarono a vivere nella loro casa e così, negli ultimi due anni, Gito ha potuto vivere con loro, andare a scuola al mattino e dipingere al pomeriggio.
In seguito, le cose si sono complicate. La scuola di arte ha chiuso, per assenza di iscritti: sono pochi i genitori disposti a mandarci i propri figli, a investire fondi nell’arte. Gito è andato a vivere col fratello maggiore e frequenta le scuole elementari, nonostante la sua età, ma è bravo e recupera in fretta. Gito sogna ancora la sua vecchia scuola d’arte e spera che riaprirà, un giorno.
È anche per i ragazzi come lui che HUMANA s’impegna nello sviluppo di un’economia sostenibile in Mozambico. Promuovere l’attuazione di progetti da lasciare nelle mani della popolazione locale e creare strutture di ricezione turistica gestite dalla gente del luogo anziché da grandi catene di hotel internazionali permette al denaro di fluire localmente, a beneficio della popolazione che vive sul territorio e non di un’impresa straniera. Dobbiamo creare opportunità di lavoro locali (un lavoro sostenibile, equo ed eco-friendly) per permettere a Gito e tanti altri di coltivare le proprie passioni, mantenersi con un lavoro dignitoso e dare ai propri figli l’opportunità di studiare ciò che vogliono.



Volontarie indossano le capulane





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Finita la stagione delle piogge si torna in aula!

La stagione delle piogge è finita in Mozambico ma ha lasciato dietro di sé gravi danni all'Istituto Politecnico di Nacala, gestito da HUMANA. Tra gli studenti del Politecnico, anche i ragazzi che si occupano della guesthouse dove alloggiano i nostri vacanzieri solidali.
La comunità di Nacala ha bisogno del tuo aiuto: dona qualcosa per aiutarci a riaprire la scuola!
Visita il link della nostra campagna fondi e parlarne con amici e parenti!













https://www.retedeldono.it/it/progetti/humana-people-to-people-italia/lacqua-si-ritira.-si-torna-in-aula
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Asta solidale: il dipinto realizzato da Maria De Ruvo

Dipinto dell'artista Maria De Ruvo, che verrà messo
all'asta durante l'inaugurazione della mostra
La mostra fotografica "Progetto Alegria", a Collegno (TO) dal 7 al 17 dicembre, ospiterà inoltre anche il dipinto realizzato dall'artista e volontaria Maria De Ruvo. Il soggetto del dipinto, realizzato con la dot-art, è Abiba Usasene Sualehe, uno dei bambini incontrati da Maria nell’asilo di HUMANA in Mozambico.
Maria ha deciso di donare a HUMANA il dipinto e in occasione dell'Inaugurazione della Mostra Fotografica "Progetto Alegria", sarà possibile partecipare all'asta solidale per aggiudicarsi il quadro!

Contattaci per maggiori info o ti aspettiamo a Collegno (TO)!

Info: humana[@]humanaitalia.org
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